Adapted Sceneries – Chapter Two: from Turin to Gwangju

In occasione della 16a Biennale d’arte di Gwangju – “You Must Change Your Life” – BRH+ progetta l’allestimento e l’identità visiva della mostra collettiva “Adapted Sceneries” al GMA – Gwangju Museum of Art, con opere di Caterina Barbieri, Gabetti & Isola, Giuseppe Penone e Alessandro Sciarroni.

Il progetto espositivo rappresenta il secondo capitolo di Adapted Sceneries: dopo l’episodio espositivo presso il MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino nel 2025, definito da un importante nucleo di opere provenienti dalle collezioni del GMA. questa seconda tappa compie il percorso inverso, concentrandosi sulla storia artistica, culturale e socio-politica di Torino e del Piemonte dagli anni Sessanta del Novecento a oggi.

Il tema del paesaggio “inmetamorfosi” costituisce il filo conduttore dell’intero progetto, mettendo in relazione due territori – quelli di Torino e di Gwangju – geograficamente distanti ma accomunati da profondi, importanti processi di trasformazione e rigenerazione urbana e sociale. 

In questo contesto, BRH+ sviluppa un dispositivo espositivo pensato per mettere in relazione significativa una selezione di opere firmate da straordinari autori italiani; il progetto non procede per sezioni rigidamente separate, ma costruisce una sequenza di situazioni e corrispondenze, in cui i diversi contenuti della mostra entrano in dialogo e progressiva relazione.

L’allestimento assume così il carattere di un paesaggio temporaneo, nel quale gli elementi architettonici non si limitano a organizzare il percorso, ma contribuiscono a costruire una narrazione fatta di accostamenti, attraversamenti e punti di vista. La dimensione dello spazio diventa parte integrante del racconto, mettendo in dialogo la memoria della Torino industriale con le diverse forme attraverso cui gli artisti interpretano il rapporto tra presenza umana, ambiente naturale  e territorio urbano.

Al centro del percorso si trova la ricostruzione del progetto di Roberto Gabetti e Aimaro Oreglia d’Isola per Talponia, il complesso residenziale realizzato a Ivrea per dipendenti e ricercatori Olivetti. Attraverso arredi originali e alcune riedizioni, fotografie del celebre Gianni Berengo Gardin, disegni, bozzetti e materiali d’archivio, provenienti dall’Archivio Gabetti e Isola, la sezione restituisce la complessità di un progetto in cui architettura, lavoro e qualità della vita erano pensati come parti di uno stesso sistema. L’architettura di Talponia diventa nell’allestimento un riferimento concreto, capace di introdurre nella mostra la dimensione dell’abitare e della trasformazione del territorio. La sua presenza viene messa in relazione con gli altri contenuti espositivi, costruendo un passaggio tra la storia del progetto e le riflessioni contemporanee sul paesaggio.

Attorno a questo nucleo si sviluppano gli altri elementi della mostra. La performance U. di Alessandro Sciarroni, presentata attraverso la proiezione video dell’opera Cantico, introduce una dimensione performativa e corporea; i video della serie Ephemeris di Giuseppe Penone riportano invece l’attenzione sulla relazione tra corpo, materia e natura. Completa il percorso una nuova composizione sonora commissionata a Caterina Barbieri, concepita appositamente per la mostra e pensata per costruire un’esperienza audio-immersiva.

La pluralità dei linguaggi – architettura, fotografia, arte visiva, video, performance e musica – viene quindi assunta dall’allestimento come materia stessa del progetto. Più che costruire una successione di ambienti autonomi, BRH+ lavora sulla loro compresenza, creando un contesto in cui i diversi livelli del racconto possano sovrapporsi e produrre nuove associazioni.

Il risultato è uno spazio espositivo in cui la dimensione architettonica rimane volutamente aperta all’interpretazione: un dispositivo capace di accogliere contenuti differenti senza imporre loro una gerarchia univoca, e di accompagnare il visitatore attraverso una riflessione sul paesaggio inteso come esito di trasformazioni successive, stratificazioni e forme di abitare.

Adapted Sceneries. Chapter Two: from Turin to Gwangju nasce nell’ambito del dialogo culturale avviato tra Torino e Gwangju con l’accordo di cooperazione siglato dalle due città nel 2024 e si inserisce nel percorso di internazionalizzazione della Fondazione Torino Musei. La mostra al Gwangju Museum of Art costituisce così non soltanto la prosecuzione di un progetto espositivo, ma anche un’occasione di confronto tra due territori che condividono una storia segnata da profonde trasformazioni industriali, urbane e culturali.

 

A cura di
Davide Quadrio e Anna Musini
Con la collaborazione di BRH+

Una collaborazione tra
MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino
Fondazione Torino Musei
Gwangju Museum of Art

Foto di
© Youngtae Kim

In occasione della 16a Biennale d’arte di Gwangju – “You Must Change Your Life” – BRH+ progetta l’allestimento e l’identità visiva della mostra collettiva “Adapted Sceneries” al GMA – Gwangju Museum of Art, con opere di Caterina Barbieri, Gabetti & Isola, Giuseppe Penone e Alessandro Sciarroni.

Il progetto espositivo rappresenta il secondo capitolo di Adapted Sceneries: dopo l’episodio espositivo presso il MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino nel 2025, definito da un importante nucleo di opere provenienti dalle collezioni del GMA. questa seconda tappa compie il percorso inverso, concentrandosi sulla storia artistica, culturale e socio-politica di Torino e del Piemonte dagli anni Sessanta del Novecento a oggi.

Il tema del paesaggio “inmetamorfosi” costituisce il filo conduttore dell’intero progetto, mettendo in relazione due territori – quelli di Torino e di Gwangju – geograficamente distanti ma accomunati da profondi, importanti processi di trasformazione e rigenerazione urbana e sociale. 

In questo contesto, BRH+ sviluppa un dispositivo espositivo pensato per mettere in relazione significativa una selezione di opere firmate da straordinari autori italiani; il progetto non procede per sezioni rigidamente separate, ma costruisce una sequenza di situazioni e corrispondenze, in cui i diversi contenuti della mostra entrano in dialogo e progressiva relazione.

L’allestimento assume così il carattere di un paesaggio temporaneo, nel quale gli elementi architettonici non si limitano a organizzare il percorso, ma contribuiscono a costruire una narrazione fatta di accostamenti, attraversamenti e punti di vista. La dimensione dello spazio diventa parte integrante del racconto, mettendo in dialogo la memoria della Torino industriale con le diverse forme attraverso cui gli artisti interpretano il rapporto tra presenza umana, ambiente naturale  e territorio urbano.

Al centro del percorso si trova la ricostruzione del progetto di Roberto Gabetti e Aimaro Oreglia d’Isola per Talponia, il complesso residenziale realizzato a Ivrea per dipendenti e ricercatori Olivetti. Attraverso arredi originali e alcune riedizioni, fotografie del celebre Gianni Berengo Gardin, disegni, bozzetti e materiali d’archivio, provenienti dall’Archivio Gabetti e Isola, la sezione restituisce la complessità di un progetto in cui architettura, lavoro e qualità della vita erano pensati come parti di uno stesso sistema. L’architettura di Talponia diventa nell’allestimento un riferimento concreto, capace di introdurre nella mostra la dimensione dell’abitare e della trasformazione del territorio. La sua presenza viene messa in relazione con gli altri contenuti espositivi, costruendo un passaggio tra la storia del progetto e le riflessioni contemporanee sul paesaggio.

Attorno a questo nucleo si sviluppano gli altri elementi della mostra. La performance U. di Alessandro Sciarroni, presentata attraverso la proiezione video dell’opera Cantico, introduce una dimensione performativa e corporea; i video della serie Ephemeris di Giuseppe Penone riportano invece l’attenzione sulla relazione tra corpo, materia e natura. Completa il percorso una nuova composizione sonora commissionata a Caterina Barbieri, concepita appositamente per la mostra e pensata per costruire un’esperienza audio-immersiva.

La pluralità dei linguaggi – architettura, fotografia, arte visiva, video, performance e musica – viene quindi assunta dall’allestimento come materia stessa del progetto. Più che costruire una successione di ambienti autonomi, BRH+ lavora sulla loro compresenza, creando un contesto in cui i diversi livelli del racconto possano sovrapporsi e produrre nuove associazioni.

Il risultato è uno spazio espositivo in cui la dimensione architettonica rimane volutamente aperta all’interpretazione: un dispositivo capace di accogliere contenuti differenti senza imporre loro una gerarchia univoca, e di accompagnare il visitatore attraverso una riflessione sul paesaggio inteso come esito di trasformazioni successive, stratificazioni e forme di abitare.

Adapted Sceneries. Chapter Two: from Turin to Gwangju nasce nell’ambito del dialogo culturale avviato tra Torino e Gwangju con l’accordo di cooperazione siglato dalle due città nel 2024 e si inserisce nel percorso di internazionalizzazione della Fondazione Torino Musei. La mostra al Gwangju Museum of Art costituisce così non soltanto la prosecuzione di un progetto espositivo, ma anche un’occasione di confronto tra due territori che condividono una storia segnata da profonde trasformazioni industriali, urbane e culturali.

 

A cura di
Davide Quadrio e Anna Musini
Con la collaborazione di BRH+

Una collaborazione tra
MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino
Fondazione Torino Musei
Gwangju Museum of Art

Foto di
© Youngtae Kim

LuogoGwangju Museum of Art, Corea del Sud
Destinazione d'usoMostra temporanea
TipologiaProgetto d'allestimento
Superficie di intervento36 mq
StatoRealizzato
CommitenteFondazione Torino Musei
Anno2026